COSTANTINI  

                                      la critica

Esteriorità materiale come divenire della forma

L’occasione creativa, contraddistinta da un indirizzo fantastico e dalla sua proiezione in uno spazio concettuale, si materializza in uno spazio concettuale, si materializza in una scelta estetica nel gusto e nell’espressione con l’opera di Quintilio Costantini. Il rigore stilistico e la profonda sensorialità grafica diventano, dunque, astrazione verso un divenire meditativo, che ci da la possibilità di leggere e penetrare la ricerca spaziale, la dimensione dell’irrealtà, costruita su uno spazio monocromatico e cristallino nella stesura, da un inserimento materico contorto, quasi scultoreo.

Le linee contratte e nervose del panneggio pulsano su una dimensione a rilievo, occasionalmente prospettica, nel gioco dei volumi e delle forme.Sono le escavazioni, i solchi creati dalla materia lavorata a caso, a portarci nel mondo della tattilità dei sensi.Un gioco cromatico, poi, copre questi “crateri contorti” e ci fa scoprire il colore e i mille solchi spontaneamente creati , che rendono all’occhio la dimensione spaziale temporale di un salto nell’infinito, alla ricerca di una metafisica nella sua accezione originale, e cioè dopo la materia oggettiva.

L’idea diventa simbolo, astrazione e propulsione per un linguaggio nuovo e originale.

La coerenza interiore, nella ricerca di questo pittore, diventa sintassi di un discorso di comunicazione, che coinvolge la lezione astratta e la piega della propria coscienza percettiva, interpretandola fenomenologia indagatrice di un linguaggio semiotico della coscienza del divenire.

La pulsazione artistica di Quintilio Costantini è meditata a lungo prima di essere gettata sulla tela e diventa poi “quadro-scultura”, la lacerazione è un rendere con la materia trattata il colore.

Assistiamo al recupero dell’idea Hegeliana del divenire, recuperata in pittura con composizioni “plastificate” , le quali recuperano, sul piano dell’immagine, il conflitto e la tensione della trasformazione, costruendo un messaggio estetico ricco e ripetuto con occasioni diverse.

E’ questo riproporre attraverso miscellanee compositive identiche nel soggetto, diverse nel cromatismo la ricchezza espressiva, poiché si avvia un processo di irrepetibilità dell’opera, pur nella continuità.

La diversità e l’unicità è rafforzata dall’emozione, della sensazione e dalla sensazione e dalla rievocazione di sensazioni remote,dentro quella tela così tormentata con inquietudine esistenziale.

La pittura di Quintilio Costantini sa essere in definitiva premessa di ipotesi di avanguardia quanto mai interessante, valida e ricca nel risultato e nell’inventiva, un punto di riferimento che sa essere interamente materiale, ma che informa poi un’esteriorità che diventa essa stessa presente e vi si riconosce la forma adeguata del suo interno.

                                                                                                                     Paolo Maroni Gattei.

      Ha cominciato a dipingere dedicandosi, dapprima, ad un figurativo realista, per poi passare al surrealismo ed, infine, ad una pittura concettuale, materia, astratta. Nel corso degli anni ha allestito personali ed ha partecipato con successo a rassegne e concorsi, sia in Italia che all’estero. Quintilio Costantini realizza interessanti strutture plastico-pittoriche, attraverso eleganti panneggi materici, prevalentemente monocromatici. L’incidenza quasi scultorea della materia viene evidenziata dai solchi e dalle fratture che attraversano la successione dei rilievi e delle depressioni delle sue costruzioni. Luci ed ombre, create dalle differenze altimetriche, e e dalle sfumature coloristiche sottolineano la vasta spazialità dell’impianto. L’astrazione si fa simbolo di un’idea che, nell’originale interpretazione dell’artista, assume vigore semantico ed acquisisce la concretezza di una proposta di affascinate contenuto concettuale.

Valori tattili

 I valori tattili si trovano nella rappresentazione di oggetti allorché questi non sono semplicemente imitati (non importa con quanta veridicità), ma presentati in modo che stimola l’immaginazione a sentire il volume, soppesarli, rendersi conto della loro resistenza potenziale, misurare la loro distanza da noi e chi c’incoraggia, sempre nell’immaginazione, a metterci in stretto contatto con essi, ad afferrarli, abbracciarli o girar loro intorno.

Queste che abbiamo riportato sono le parole del critico Bernard Berenson per significare che la relazione che esiste fra l’opera d’arte e l’artista o l’osservatore sensibile all’opera d’arte non pone in contatto semplice l’oggetto con i nostri sensi, ma la rappresentazione di  esso in una certa maniera complessa, che desta le nostre emozioni profonde al di là del nominalismo immediato e superficiale della realtà, verso la coscienza soggettiva di ragione e sentimento.

E’ un arricchire, per ottenuta  profondità, l’oggetto. Il valore tattile accresce la nostra esperienza e la nostra coscienza.Siamo nel campo dell’idealismo, intorno ai problemi non facili dell’intuizione, di cui tutti gli esseri viventi sarebbero mossi nella loro ascesa.Anche l’artista naturalmente, perché in lui intuizione è penetrante conoscenza, direi “tattile” dell’oggetto.

Un valido rappresentante di questi valori è Quintilio Costantini

 Le sue opere forse, intenzionalmente, non del tutto e con rigore predeterminate, danno l’idea di tendere al cardine della libertà. In esse si avverte il cogliere felice, nelle tregue profonde della meditazione, dell’intuizione, ma questa stessa è proiettata sulla tela nei suoi caratteri fondamentali, con un linguaggio essenziale, pertanto le forme restano aperte allo spettatore, che non è più solo tale bensì svolge il ruolo di coautore in quanto è chiamato all’impegno di definizione , di completamento. Assurge a motivo dominante il colore, che si addensa, si sfalda, lascia tracciati scoperti come fratture del pensiero, perviene ai valori massimi, è talvolta percorso da un reticolo di linee varie, come latrici di energia, vene o nervature. Altra volta sale verso efficaci incandescenze su sfondi che possono suggerire l’infinito della notte oppure dell’inconscio. Sennò le tinte commiste pulsano come nebulose in cui ferve la vita delle molteplici forme in divenire, che devono specificarsi. Ci sono dei richiami, delle precisazioni che sollecitano il fruitore. Siamo certamente lontani, con Quintilio Costantini dall’arte della tradizione e del riflusso del “figurativo”. Il colore parla soprattutto di se stesso e si rileva ricco di suggestione. appare carico pure di significati e tra questi c’è anche la sfera del mistero, colma di fascino e di inquietudine.